articolo Il mondo animale Diritti degli animali
Nuovi animali domestici: la blatta-cyborg freccemartedì 8 ottobre 2013

Nuovi animali domestici? In questo mondo, dove il controllo è alla base di tutto e ci sentiamo sempre meno liberi di agire, invece di cercare di spezzare le nostre catene, la soluzione sembra essere quella di controllare gli altri. È così che il controllo diventa un gioco e per la modica cifra di 99dollari ci viene proposto di acquistare Bluethooth RoboRoach, il primo cyborg ad essere immesso sul mercato di massa. Un cyborg o organismo cibernetico è un essere in cui coesistono, in perfetto equilibrio, elementi artificiali e biologici.

In medicina possiamo ormai definire cyborg persone che portano protesi o “ausili” meccanici, come ad esempio un uomo con un peacemaker. Nella fantascienza i cyborg sono di due tipi, uomini dalle capacità potenziate grazie ad innesti o sostituzioni artificiali (vedi Robocop) o androidi, robot dalle sembianze umane, quindi esseri meccanici con innesti biologici (come Terminator). Niente di strano quindi se dopo decenni di fantasie su questi esseri e di evoluzione scientifica e tecnologica, la Backyard Brains, società di studi sulle neuroscienze, con l’intento di far crescere l’interesse per i problemi neurologici, abbia introdotto sul mercato questa mostruosa forma di schiavitù.

Il Roboroach non è altro che un piccolo zainetto elettronico che con un’operazione chirurgica viene inserito sulla schiena di una comunissima blatta (uno scarafaggio), permettendoci tramite un’applicazione sul cellulare di controllarne in movimento inviando scariche elettriche. Fortunatamente per lei dopo un paio di giorni l’amica blatta si abitua alle scosse e smette di seguire le nostre volontà per cui il gioco è finito e va liberata. Purtroppo si può prendere un’altra blatta, addormentarla nell’acqua ghiacciata e provvedere a una nuova operazione (tagliandole giusto qualche pezzetto qua e là) come spiegato nel libretto d’istruzioni chirurgiche, per ottenere un nuovo schiavo.

Sconsiglio a chiunque abbia un po’ di empatia di andare a guardare i video dimostrativi della Backyard Brains, dove alle blatte vive sono amputate le gambe per mostrare ai bambini il funzionamento degli impulsi elettrici o dove possiamo osservare il nostro amico insetto, sovrastato da un apparato più grosso di lei, muoversi nel panico più totale guidata dalle scosse inviate dal telefonino. Insomma immaginare nostro figlio che gioca con questo strumento nel salotto di casa, non si discosta minimamente dal vedere un animale del circo addestrato col pungolo (bastone con la punta di ferro) o uno schiavo egiziano guidato a suon di frustate. Ovviamente questo pensiero non deve aver attraversato i creatori di questa mostruosità, Greg Gage e Tim Marzullo, che anzi non l’hanno ritenuto un semplice mezzo di studio, ma hanno deciso che doveva essere un gadget alla portata di tutti, attirando su di loro l’ira della comunità animalista.

Come ha infatti sostenuto un membro della PETA, organizzazione a sostegno dei diritti animali, “essere irrispettosi nei confronti di alcune forme di vita solo perché sono piccole e non riusciamo a comprenderle, o ci risulta difficile apprezzare il loro posto nel ciclo della vita, è sbagliato. È un atteggiamento retrogrado e moralmente dubbio.” Mi auguro vivamente che questa produzione fallisca schiacciata dal peso della moralità di chi dovrebbe acquistare questo prodotto. Ovviamente temo che non sarà così poiché animali come questi non sembrano essere ritenuti degni del nostro rispetto. Quando invece gli unici esseri indegni sono gli ideatori di questo “divertente” gioco. Ambra Rufini
©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Ambra  Rufini - vedi tutti gli articoli di Ambra  Rufini



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In medicina possiamo ormai definire cyborg persone che portano protesi o “ausili” meccanici, come ad esempio un uomo con un peacemaker. Nella fantascienza i cyborg sono di due tipi, uomini dalle capacità potenziate grazie ad innesti o sostituzioni artificiali (vedi Robocop) o androidi, robot dalle sembianze umane, quindi esseri meccanici con innesti biologici (come Terminator). Niente di strano quindi se dopo decenni di fantasie su questi esseri e di evoluzione scientifica e tecnologica, la Backyard Brains, società di studi sulle neuroscienze, con l’intento di far crescere l’interesse per i problemi neurologici, abbia introdotto sul mercato questa mostruosa forma di schiavitù.

Il Roboroach non è altro che un piccolo zainetto elettronico che con un’operazione chirurgica viene inserito sulla schiena di una comunissima blatta (uno scarafaggio), permettendoci tramite un’applicazione sul cellulare di controllarne in movimento inviando scariche elettriche. Fortunatamente per lei dopo un paio di giorni l’amica blatta si abitua alle scosse e smette di seguire le nostre volontà per cui il gioco è finito e va liberata. Purtroppo si può prendere un’altra blatta, addormentarla nell’acqua ghiacciata e provvedere a una nuova operazione (tagliandole giusto qualche pezzetto qua e là) come spiegato nel libretto d’istruzioni chirurgiche, per ottenere un nuovo schiavo.

Sconsiglio a chiunque abbia un po’ di empatia di andare a guardare i video dimostrativi della Backyard Brains, dove alle blatte vive sono amputate le gambe per mostrare ai bambini il funzionamento degli impulsi elettrici o dove possiamo osservare il nostro amico insetto, sovrastato da un apparato più grosso di lei, muoversi nel panico più totale guidata dalle scosse inviate dal telefonino. Insomma immaginare nostro figlio che gioca con questo strumento nel salotto di casa, non si discosta minimamente dal vedere un animale del circo addestrato col pungolo (bastone con la punta di ferro) o uno schiavo egiziano guidato a suon di frustate. Ovviamente questo pensiero non deve aver attraversato i creatori di questa mostruosità, Greg Gage e Tim Marzullo, che anzi non l’hanno ritenuto un semplice mezzo di studio, ma hanno deciso che doveva essere un gadget alla portata di tutti, attirando su di loro l’ira della comunità animalista.

Come ha infatti sostenuto un membro della PETA, organizzazione a sostegno dei diritti animali, “essere irrispettosi nei confronti di alcune forme di vita solo perché sono piccole e non riusciamo a comprenderle, o ci risulta difficile apprezzare il loro posto nel ciclo della vita, è sbagliato. È un atteggiamento retrogrado e moralmente dubbio.” Mi auguro vivamente che questa produzione fallisca schiacciata dal peso della moralità di chi dovrebbe acquistare questo prodotto. Ovviamente temo che non sarà così poiché animali come questi non sembrano essere ritenuti degni del nostro rispetto. Quando invece gli unici esseri indegni sono gli ideatori di questo “divertente” gioco. Ambra Rufini
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