Articolo Vino La cantina
Amarone della Valpolicella: una "sublime" dimenticanza freccesabato 7 settembre 2013      


Chissà cosa potrebbe pensare Adelino Lucchese della fortuna e successo che ha avuto la sua “dimenticanza”, oggi dopo 70 anni. Una dimenticanza che ha creato un vino sublime, l’Amarone della Valpolicella, da anni dei più premiati e conosciuti al mondo. Infatti, questo buonissimo e “relativamente” recente vino DOCG, nasce nel 1936 nella Cantina Sociale Valpolicella, in località Arbizzano, durante una primavera inoltrata. Provate a immaginare...

E’ appena finito l’inverno, le sontuose e dolci colline che si estendono dalla provincia di Verona fin quasi a quella di Vicenza, stanno iniziando a coprirsi di fiori. I contadini, dopo la lunga pausa invernale, si preparano alle semine primaverili e a tutta l'attività estiva ripulendo cantine, soffitte, silos e quanto altro appartenga a una fattoria o azienda vinicola. Ed è proprio mentre sta svolgendo queste mansioni che il capo cantina, Adelino Lucchese, ritrova, nascosta in un angolo buio, una botte dimenticata di Recioto secco (o amaro) della Valpolicella, il vino rosso prodotto con uve autoctone (Corvina, Corvinone e Rondinella), storico di quella zona. Pensando di trovare chissà quale sapore, dopo tanto periodo di fermentazione, Lucchese lo spilla, lo assaggia e con compiacimento esclama ”Questo non è amaro, è un Amarone!”.

Ecco com’è nato questo nome per la prima volta e com’è stato subito sapientemente utilizzato per “pubblicizzare” questo vino che ha reso ancor di più nota la zona della Valpolicella. A dire il vero, di un vino amaro di questa zona, se ne parla sin dall'antichità e troviamo citazioni sia di Catullo sia di Cassiodoro, fino ad arrivare ai nostri giorni, dove, con il nome di Amarone, riceve la certificazione DOC nell'anno 1968. Quando acquistate una bottiglia, la prima cosa fondamentale alla quale fare attenzione, è soprattutto la zona di produzione in quanto, secondo la disciplinare, può essere prodotto solo nelle seguenti località o comuni: Fumane, Marano di Valpolicella, San Pietro in Cariano, Sant'Ambrogio di Valpolicella, Negrar, Valpantena, Val Tramigna, Val d'Illasi e val di Mezzane. Le annate migliori? Sicuramente il 1983, 1988,1990, 1995, 1997, 1998, 2006 e 2008, che, per alcune etichette, possono raggiungere anche cifre di centinaia di euro.

Un'ottima annata è anche considerata il 2011 che ha donato un vino con un giusto equilibrio di acidità e struttura. L'Amarone della Valpolicella ha un caratteristico color rosso molto forte, scuro, con tendenza al granata man mano che invecchia. Avvicinando al naso il calice, si scopre subito la sua caratteristica forza, nata dalla dolcezza “ammansita” durante la lunga maturazione, che è intrappolata nel profumo di tabacco e uva passa. Quando si assaggia, il palato è coinvolto in un abbraccio pieno, vigoroso, bollente, che rilascia sapori fruttati e fragranze asciutte ma morbidissime. E per un vino di tanto vigore, ci vogliono cibi che sappiano tenere il confronto con sapori rustici, decisi, naturalmente "indomiti" come la selvaggina, i secondi di carne molto strutturati e i formaggi a lunga stagionatura. Come amo degustare l'Amarone della Valpolicella? In penombra, con il mio gatto che sonnecchia sul divano e in sottofondo Bohemian Rapsody dei Queen, pensando, meditando, ripensando... ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Cristina  Dolciotti - vedi tutti gli articoli di Maria Cristina  Dolciotti



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Torta di pere caramellate
Sbucciare le pere, tagliarle a metà e togliere il torsolo, quindi tagliarle a fette piuttosto spesse e bagnarle con il limone. Nel frattempo accendere ....
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