Articolo Vino La cantina
Vino novello o vino nuovo? freccemartedì 17 settembre 2013      


Ci siamo, Settembre, Ottobre, Novembre..e poi vino novello a go-go! Ma devo fare subito una confessione che mi pesa. E la devo fare prima ancora di spendere due parole sulla solita questione che divide gli esperti del settore in fautori del “vino” e detrattori del “non vino” novello, a seconda dei punti di vista. “Mea culpa, mea culpa” Ebbene lo ammetto, anche io per parecchio tempo, da semplice consumatrice e non degustatrice, ho confuso il vino novello con il vino nuovo. E chissà quanti mi stanno leggendo hanno fatto la stessa cosa! Beh, mal comune, mezzo gaudio.

Eh si! Pensavo fossero proprio la stessa cosa, lo stesso prodotto, derivante dalla stessa vendemmia e “bevuto” prima che raggiungesse il giusto grado di invecchiamento. Ed invece no. Non sono assolutamente la stessa cosa e soprattutto, i due tipi di vino, si ottengono con procedure completamente diverse e disciplinari diverse. Il vino novello si ottiene dalle uve appena raccolte, portate in cantina e messe con tutti i raspi (che sono la parte verde che compone il grappolo ed alla quale sono attaccati gli acini) in un contenitore che le mantiene ad una temperatura costante di circa 30°.

Prima di chiudere ermeticamente il recipiente, viene anche immessa anidride carbonica che svolgerà un ruolo fondamentale in questo processo di vinificazione. Cosa succede quindi nel contenitore? L'uva che è in basso, pigiata dal peso dei grappoli che la sovrastano e dall'anidride carbonica, rilascerà il mosto che inizierà a fermentare. Il processo di fermentazione, creerà alcool e altra anidride carbonica che andrà a “colpire” gli acini che ancora sono intatti e che reagiranno modificando il loro metabolismo. Praticamente i chicchi saranno costretti a effettuare un tipo di fermentazione intracellulare (una specie di Harakiri), chiamata anche macerazione molecolare, nella quale rilasceranno il colore della buccia ed il sapore della polpa.

Alla fine di tutto questo processo, che dura dai 7 ai 20 giorni, il vino ottenuto sarà ricco di aromi particolarmente freschi e fruttati, avrà sapori morbidi, privi di tannini e sarà poco alcolico. Sarà un vino novello da bere entro pochi mesi dall'imbottigliamento, poiché non avrà quelle caratteristiche organolettiche essenziali per fargli raggiungere un corpo strutturato con l'affinamento. Un'altra precisazione da fare è la differenza tra il vino Novello italiano ed il Beaujolais Noveau francese.

Infatti, il Beaujolais nasce in Francia intorno al 1934, in una zona caratteristica da cui prende il nome, viene attualmente prodotto solo in quella zona, con un solo tipo di uva chiamato Gamay e per disciplinare francese, può essere commercializzato a partire dal terzo giovedì di novembre di ogni anno. In Italia, invece, secondo la normativa, il vino novello, prodotto per la prima volta intorno al 1970, deve essere messo in vendita a partire dal 6 novembre, proviene da circa 60 tipi diversi di uva e viene vinificato un poco in tutta la penisola nostrana.

Ma la differenza sostanziale a cui dovrete stare attenti, quando acquistate una bottiglia di questo vino, è la macerazione molecolare. In Francia, il Beaujolais Noveau, deve essere prodotto al 100% con macerazione molecolare mentre in Italia, la percentuale minima di vino vinificato con questo tipo di fermentazione e che possiamo trovare in una bottiglia, può essere del 30% lasciando spazio alla fermentazione tradizionale per il restante 70%. E la differenza, si vede con gli occhi, si sente al naso e si percepisce al palato.

Infatti, il vino novello, così vivace nei suoi colori leggeri, rossastri, fresco nel naso con sentori di frutta come banana ed albicocca, e morbido, elegantemente equilibrato nel gusto fresco e vivace, perderà molto della sue caratteristiche e della sua unicità se viene imbottigliato utilizzando anche una percentuale di vino proveniente dalla vinificazione tradizionale. Quindi attenti alle etichette!(e questo dovrebbe valere per ogni genere alimentare) perché nulla è meglio di un buon vino novello al 100% per accompagnare in questo periodo formaggi non troppo grassi, castagne arrostite, carni bianche con cotture leggere ma soprattutto sfiziosi aperitivi di inizio autunno.

P.S. Dimenticavo..il vino nuovo? Il vino prodotto con il metodo tradizionale e spillato in cantina per un assaggio..breve o lungo che sia. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Cristina  Dolciotti - vedi tutti gli articoli di Maria Cristina  Dolciotti



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Ci siamo, Settembre, Ottobre, Novembre..e poi vino novello a go-go! Ma devo fare subito una confessione che mi pesa. E la devo fare prima ancora di spendere due parole sulla solita questione che divide gli esperti del settore in fautori del “vino” e detrattori del “non vino” novello, a seconda dei punti di vista. “Mea culpa, mea culpa” Ebbene lo ammetto, anche io per parecchio tempo, da semplice consumatrice e non degustatrice, ho confuso il vino novello con il vino nuovo. E chissà quanti mi stanno leggendo hanno fatto la stessa cosa! Beh, mal comune, mezzo gaudio.

Eh si! Pensavo fossero proprio la stessa cosa, lo stesso prodotto, derivante dalla stessa vendemmia e “bevuto” prima che raggiungesse il giusto grado di invecchiamento. Ed invece no. Non sono assolutamente la stessa cosa e soprattutto, i due tipi di vino, si ottengono con procedure completamente diverse e disciplinari diverse. Il vino novello si ottiene dalle uve appena raccolte, portate in cantina e messe con tutti i raspi (che sono la parte verde che compone il grappolo ed alla quale sono attaccati gli acini) in un contenitore che le mantiene ad una temperatura costante di circa 30°.

Prima di chiudere ermeticamente il recipiente, viene anche immessa anidride carbonica che svolgerà un ruolo fondamentale in questo processo di vinificazione. Cosa succede quindi nel contenitore? L'uva che è in basso, pigiata dal peso dei grappoli che la sovrastano e dall'anidride carbonica, rilascerà il mosto che inizierà a fermentare. Il processo di fermentazione, creerà alcool e altra anidride carbonica che andrà a “colpire” gli acini che ancora sono intatti e che reagiranno modificando il loro metabolismo. Praticamente i chicchi saranno costretti a effettuare un tipo di fermentazione intracellulare (una specie di Harakiri), chiamata anche macerazione molecolare, nella quale rilasceranno il colore della buccia ed il sapore della polpa.

Alla fine di tutto questo processo, che dura dai 7 ai 20 giorni, il vino ottenuto sarà ricco di aromi particolarmente freschi e fruttati, avrà sapori morbidi, privi di tannini e sarà poco alcolico. Sarà un vino novello da bere entro pochi mesi dall'imbottigliamento, poiché non avrà quelle caratteristiche organolettiche essenziali per fargli raggiungere un corpo strutturato con l'affinamento. Un'altra precisazione da fare è la differenza tra il vino Novello italiano ed il Beaujolais Noveau francese.

Infatti, il Beaujolais nasce in Francia intorno al 1934, in una zona caratteristica da cui prende il nome, viene attualmente prodotto solo in quella zona, con un solo tipo di uva chiamato Gamay e per disciplinare francese, può essere commercializzato a partire dal terzo giovedì di novembre di ogni anno. In Italia, invece, secondo la normativa, il vino novello, prodotto per la prima volta intorno al 1970, deve essere messo in vendita a partire dal 6 novembre, proviene da circa 60 tipi diversi di uva e viene vinificato un poco in tutta la penisola nostrana.

Ma la differenza sostanziale a cui dovrete stare attenti, quando acquistate una bottiglia di questo vino, è la macerazione molecolare. In Francia, il Beaujolais Noveau, deve essere prodotto al 100% con macerazione molecolare mentre in Italia, la percentuale minima di vino vinificato con questo tipo di fermentazione e che possiamo trovare in una bottiglia, può essere del 30% lasciando spazio alla fermentazione tradizionale per il restante 70%. E la differenza, si vede con gli occhi, si sente al naso e si percepisce al palato.

Infatti, il vino novello, così vivace nei suoi colori leggeri, rossastri, fresco nel naso con sentori di frutta come banana ed albicocca, e morbido, elegantemente equilibrato nel gusto fresco e vivace, perderà molto della sue caratteristiche e della sua unicità se viene imbottigliato utilizzando anche una percentuale di vino proveniente dalla vinificazione tradizionale. Quindi attenti alle etichette!(e questo dovrebbe valere per ogni genere alimentare) perché nulla è meglio di un buon vino novello al 100% per accompagnare in questo periodo formaggi non troppo grassi, castagne arrostite, carni bianche con cotture leggere ma soprattutto sfiziosi aperitivi di inizio autunno.

P.S. Dimenticavo..il vino nuovo? Il vino prodotto con il metodo tradizionale e spillato in cantina per un assaggio..breve o lungo che sia. ©  RIPRODUZIONE RISERVATA

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